Uno spettro si aggira per l’Italia


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Francesco Condello

Le elezioni italiane del febbraio 2013 hanno decretato l’ingresso in parlamento di quattro liste: al 30% (quasi tre milioni di voti in meno rispetto al 2008) la coalizione di centrosinistra guidata dal Partito Democratico che, sicura di vincere, quasi rinuncia a fare campagna elettorale e, per poco, quasi perde; al 29% (più di sei milioni di voti persi) il centrodestra guidato da un Silvio Berlusconi sempre più impegnato a sfuggire ai guai giudiziari (per cui rischia ora la galera in tre diversi processi); al 10% la lista del premier uscente Monti, passato in un anno e mezzo da salvatore della patria ad uomo più odiato dagli italiani; e al 25% il Movimento Cinque Stelle fondato dal comico Beppe Grillo, primo partito alla Camera e secondo al Senato.

Unico vero vincitore delle elezioni, discusso, denigrato, esaltato, M5S desta preoccupazioni ed entusiasmi, rappresentando un elemento di novità unico nella storia della politica italiana e, forse, europea. E delineandosi come ago della bilancia dell’ingovernabile situazione che le urne hanno restituito al paese.

Cercheremo, in questo articolo, di descrivere il movimento e la sua genesi, l’ideologia e l’organizzazione che ne stanno alla base. Partendo, come ovvio, dal suo fondatore e leader indiscusso.

 

Il fondatore

Il genovese Beppe Grillo inizia, a fine anni Settanta, la sua carriera da stand-up comedian, che lo porta a diventare personaggio molto noto e molto amato dal pubblico italiano. I suoi monologhi acquistano, col tempo, sempre maggiore contenuto politico finché, nel 1986, il comico viene cacciato dalla televisione nazionale, in cui non gli sarà più consentito rimetter piede. Causa di questa censura è una battuta contro il segretario del PSI Bettino Craxi – il leader più influente dell’epoca, padre politico di Silvio Berlusconi – che di lì a poco, all’inizio degli anni Novanta, scapperà in Tunisia (dove resterà fino alla morte) per sfuggire all’arresto, coinvolto nello scandalo di corruzione conosciuto come Tangentopoli (uno dei più grandi dell’intera storia italiana).

Da questo momento (e per tutti gli anni Novanta), la carriera di Grillo ha una svolta, seppur forzata: il comico inizia ad esibirsi solamente a teatro, con vari recital di contenuto prettamente politico, privilegiando le tematiche ambientaliste (dal riciclo dei rifiuti alle energie rinnovabili…) e costruendosi un numeroso e fidato pubblico. Nel 1998 inizia a collaborare con il canale satellitare Tele+, per cui prepara, per tre capodanni di fila, il Discorso all’umanità, parodia dell’annuale discorso alla nazione del Presidente della Repubblica. Grillo conclude la collaborazione con Tele+ nel 2002, come protesta contro l’acquisto del canale da parte del discusso magnate australiano Rupert Murdoch.

 

La mente

Beppe Grillo, dopo averne letto degli articoli, contatta, nel 2004, il manager milanese Gianroberto Casaleggio, presidente della Casaleggio Associati, importante società di strategie di rete che gestisce, in quel momento, il blog dell’ex magistrato Antonio Di Pietro. Casaleggio ha una visione del presente e, soprattutto, del futuro ascrivibile alle teorie degli Internet Pioneers (come gli americani Bush e Engelbart, il norvegese Nelson e l’inglese Berners- Lee): la rete, permettando la connessione fra tutti gli individui e la condivisione di tutti i contenuti, determina un nuovo tipo di società, decentralizzata e partecipativa, e di letteratura, infinito serbatoio – in continuo rinnovamento – di messaggi. Questa visione, a tratti utopistica (si guardi il documentario Gaia: il futuro della politica, creato dalla Casaleggio Associati, che prevede l’avvento, nel 2054, di un supergoverno planetario retto da un sistema di democrazia diretta senza partiti politici), colpisce Grillo, la cui visione politica aveva, fino a quel momento, forti caratteri anti-tecnologici (in un celebre spettacolo addirittura distruggeva, sul palco, un computer a bastonate). Dall’incontro fra Grillo e Casaleggio nasce quindi, nel gennaio 2005, il blog beppegrillo.it, che porta il comico genovese ad essere citato, dalla rivista Time, nella classifica delle personalità europee più influenti del 2005.

 

Il blog

Numerose sono le collaborazioni (video, lezioni e conferenze tenute da esperti ed intellettuali) e le iniziative che il blog, negli anni, propone: l’invito rivolto al Presidente della Repubblica a ritirare le truppe dall’Iraq; la raccolta fondi per acquistare un microscopio elettrico per la ricerca sulle nanoparticelle emesse dagli inceneritori; la richiesta di dimissioni per il governatore della Banca d’Italia Antonio Fazio, coinvolto nello scandalo finanziario Bancopoli; la battaglia per l’abolizione dei costi di ricarica dei telefoni cellulari. Significativa è, soprattutto, l’iniziativa Shareholding (che non avrà successo a causa di un cavillo burocratico), con cui Grillo chiede ai piccoli azionisti di Telecom Italia (azienda che ha dimezzato il suo valore a causa delle politiche dei suoi dirigenti), di poterli rappresentare come un unico soggetto, in modo da avere, in assemblea, i numeri per licenziare il consiglio di amministrazione.

Nel luglio 2005, inoltre, Grillo propone agli utenti del blog di organizzarsi a livello locale utilizzando il social network Meetup (metodo già adottato nel 2003 nelle primarie del Partito Democratico americano). Nei successivi due anni, in vari incontri locali e nazionali, i meetup Amici di Beppe Grillo (che diventano più di trecento, alcuni nati all’estero, e per cui il comico ritaglia uno spazio apposito negli spettacoli) iniziano a stabilire alcuni punti programmatici, come la partecipazione dal basso (in particolare con lo strumento dei referendum) e la salvaguardia dei beni comuni e pubblici.

 

I V-Day

La svolta arriva a Bologna, nel settembre 2007, con il Vaffanculo Day (o V-Day, rimando al D-day, lo sbarco degli alleati durante la Seconda Guerra Mondiale, e al film V for Vendetta), una raccolta firme, per una legge d’iniziativa popolare, con l’obiettivo di introdurre l’incandidabilità per i condannati, il limite di due legislature per i parlamentari e l’introduzione del voto di preferenza: più di 300 parlamentari (un terzo del totale), con una legge del genere, sarebbero obbligati a lasciare il Parlamento italiano. Vengono raccolte, con l’adesione di molti influenti intellettuali (tra gli altri, il Nobel per la letteratura Dario Fo, il cantante Adriano Celentano, il giornalista Marco Travaglio), più di 300mila firme (sette volte il numero necessario) ma, nonostante ciò, l’iniziativa viene ignorata dalla politica e criticata aspramente da giornali e televisioni, che accusano Grillo di volgarità e populismo. Un secondo V-Day (il V2-Day) si tiene a Torino qualche mese dopo, nell’aprile 2008, a tema libera informazione. Si raccolgono firme, questa volta, per tre referendum abrogativi: contro il finanziamento pubblico dei giornali (che consente ai partiti di controllare l’informazione), l’ordine dei giornalisti (ente pubblico cui è obbligatorio iscriversi per esercitare la professione) e la legge Gasparri (la riforma del sistema radio-televisivo attuata dal governo Berlusconi). Le firme raccolte sono quasi un milione e mezzo ma, anche in questo caso, l’iniziativa non viene considerata dalle istituzioni.

Nel mezzo dei due V-Day, beppegrillo.it apre uno spazio per le liste civiche che vogliano abbracciare il programma che sta nascendo dai Meetup: il blog, quindi, inizia a fare politica attiva e Grillo inizia, con regolarità, a postare comunicati politici.

 

L’attività politica

Alle elezioni amministrative del 2008, gli Amici di Beppe Grillo si presentano In Sicilia, a Roma e a Treviso, attestandosi sul 2-3% ed eleggendo un consigliere.

Nel marzo 2009 (anno in cui Grillo è la settima web celeb mondiale secondo Forbes e in cui il Nobel per l’economia Joseph Stiglitz manifesta interesse e curiosità per l’esperienza del blog e delle liste civiche) si tiene, a Firenze, il primo raduno nazionale delle Liste Civiche a Cinque Stelle (chiaro riferimento alle stelle usate per i ranking nella ristorazione), in cui viene redatta la Carta di Firenze, un documento che contiene dodici punti comuni (a forte contenuto ambientalista) dei vari programmi delle liste civiche. Su queste basi, i Cinque Stelle partecipano alle elezioni amministrative ed europee del 2009, eleggendo 23 consiglieri comunali (soprattutto nelle regioni del centro) e 2 parlamentari europei.

A questo punto, Beppe Grillo – alla luce della persistente indifferenza dei partiti politici e delle continue critiche dei mezzi d’informazione – decide di presentare la sua candidatura alle elezioni primarie del Partito Democratico, il partito guida del centrosinistra italiano. Quando la domanda viene rifiutata, Grillo si rivolge direttamente alla dirigenza del PD, invitandoli a prendere il programma che sta venendo fuori dal blog e farlo loro, per dare rappresentanza alle migliaia di persone che stanno sottoscrivendo le iniziative dei Cinque Stelle: anche questo tentativo viene disatteso, e diventa tristemente celebre la dichiarazione del sindaco di Torino Piero Fassino, alto dirigente del PD: ”Se Grillo vuole fare politica, che fondi un partito, si presenti alle elezioni e vediamo quanti voti prende”.

 

Il Movimento Cinque Stelle

Il 9 settembre 2009 viene annunciata la nascita del Movimento Nazionale a Cinque Stelle. Un mese dopo, Grillo e Casaleggio presentano a Milano (con richiami programmatici che svariano da Obama al partito dei Pirati) il programma del movimento (120 punti divisi in 7 aree tematiche), ispirato alla Carta di Firenze, che viene anche postato sul blog con l’invito a discuterlo e migliorarlo perchè, come recita l’annuncio, è ”utopistico e quindi attuabile”. Al centro del programma (accompagnato dal non-statuto, una sorta di regolamento interno) c’è l’idea che chi fa politica debba essere un cittadino che, per un periodo limitato di tempo, si dedica esclusivamente all’amministrazione del bene comune, all’insegna dell’assoluta trasparenza (riunioni in diretta streaming, curriculum e selezione online, conti e spese controllabili da tutti) e rinunciando ai privilegi (tutti gli eletti del movimento rifiutano i rimborsi elettorali e si decurtano lo stipendio del 70%, restituendo allo stato il denaro risparmiato). Il movimento si dichiara nè di destra nè di sinistra, ma ”oltre”.

M5S, quindi, partecipa a tutte le successive tornate elettorali. Nel 2010, regionali e amministrative, presenta candidati in 5 regioni su 13 ed elegge 2 consiglieri in Emilia Romagna (zoccolo duro dell’elettorato del PD) e 2 in Piemonte (in cui Grillo ha da tempo appoggiato la battaglia contro lo costruzione della linea ferroviaria ad alta velocità Torino-Lyon), più 8 consiglieri comunali nel nord Italia (intercettando parte dell’elettorato della Lega Nord). Alle amministrative 2011, i ”grillini” entrano in 28 comuni superando, in alcune zone del centro Italia e del Piemonte, il 10% di preferenze.

Iniziano, però, a sorgere alcuni problemi interni: ad inizio 2012, il consigliere comunale ”grillino” Valentino Tavolazzi organizza un incontro alternativo con una parte di militanti, cercando di organizzare una specie di ”corrente” interna. Con un post sul blog, Grillo gli vieta l’uso del simbolo (che, è bene ricordarlo, è depositato da Grillo e Casaleggio e può essere, secondo regolamento, rifiutato da loro unilateralmente), accusandolo di carrierismo, di non aver capito lo spirito del movimento e di aver violato il non-statuto, e invitando, allo stesso tempo, chiunque non fosse d’accordo ad abbandonare il movimento con lui. Questo episodio fa piovere le critiche sul movimento: esiste una vera democrazia interna? La discussione anima tutti i talk show italiani (cui i ”grillini” non partecipano, preferendo la comunicazione via web), ma non riduce i risultati elettorali, anzi: alle elezioni amministrative del 2012, M5S elegge 4 sindaci (tra cui Parma, la cui precedente giunta era stata coinvolta in uno scandalo di corruzione, lasciando la città in bancarotta) e si stabilizza, nel centro e nord Italia, tra l’8% e il 17%, con picchi nelle grandi città (14% a Genova, città storicamente ”rossa”).

 

Il primo partito d’Italia

La campagna elettorale per le elezioni regionali in Sicilia (regione a statuto speciale, con un suo proprio parlamento) viene chiusa dallo stesso Grillo che, parodiando grandi dittatori come Benito Mussolini o Mao Tse-Tung, raggiunge l’isola attraversando a nuoto lo stretto di Messina. Il movimento ottiene 15 seggi su 90 in assemblea, risultando il partito più votato con il 15% delle preferenze (pur non arrivando ad eleggere il presidente).

All’indomani del voto siciliano, Grillo presenta sul blog le norme per la presentazione delle liste per le elezioni politiche nazionali che si svolgeranno quattro mesi dopo: la partecipazione è limitata ai soli aderenti già candidatisi in elezioni precedenti e non eletti; un mese dopo, ad inizio novembre 2012, si tengono, tra i 20mila iscritti, le primarie online per scegliere i candidati. La scelta di ridurre e limitare la base elettiva tradisce un certo nervosismo (altri due consiglieri, Giovanni Favia e Federica Salsi, verranno espulsi con motivazioni simili a quelle adottate per Tavolazzi): Grillo e Casaleggio per primi sono consapevoli che il movimento è ancora poco maturo, forse non pronto a reggere la pressione di un ingresso in parlamento, e temono che agenti esterni possano inflitrare o condizionare la campagna elettorale, già turbata dalle continue critiche che M5S – e i due leader in particolare – ricevono giornalmente dalla stampa quasi unanime; allo stesso tempo, però, Grillo testa di persona, con un lungo tour elettorale che attraversa l’intero Stivale (suggestivamente chiamato Tsunami Tour), come il paese sia sull’orlo della disperazione (quella disperazione che in Grecia ha portato al successo elettorale dei neonazisti di Aurora Dorata) e disperatamente alla ricerca di un’alternativa alla logora classe politica, responsabile tutta (pur con responsabilità differenti) della situazione di crisi in cui versa il paese.

 

E adesso?

Il successo elettorale delle elezioni del febbraio 2013, che abbiamo descritto all’inizio di questo capitolo ha, in fondo, una spiegazione estremamente semplice. Da un lato, l’elemento di novità: alle solite – viste e riviste – facce dei politici ”di professione”, spesso identificati come i veri responsabili della crisi del Paese, il movimento contrappone, infatti, volti nuovi, ”normali”, comuni, giovani e preparati (la presenza di donne, laureati e under 40 nel M5S non ha eguali nell’intera storia della nazione). Dall’altro, la forte presenza sul territorio: i cittadini sono eletti nei propri comuni di residenza, in cui, ormai da anni, svolgono vera attività politica per la comunità, di cui conoscono i problemi perché li vivono in prima persona; allo stesso tempo Grillo è da tempo vicino (con il sito e con la partecipazione in prima persona) alle molte battaglie politiche territoriali che costellano la penisola italiana, dalla già citata lotta NoTav in Piemonte, agli operai dell’Ilva in Puglia o del Sulcis in Sardegna.

L’arduo compito del movimento, adesso, è di non deludere le aspettative dei milioni di italiani che hanno riposto in loro la propria fiducia, e allo stesso tempo di giocare la partita politica, in una situazione di ingovernabilità che li vede possibile ago della bilancia, con i partiti politici tradizionali, certamente vecchi e moribondi ma più abituati a gestire le dinamiche dei palazzi del potere.

Il precedente della Sicilia, in cui il gruppo dei ”grillini” offre appoggio esterno al governo del PD Rosario Crocetta sulle proposte che sposano i punti programmatici del movimento, sembra indicare una via d’uscita costruttiva. Allo stesso tempo, il fatto che temi come i tagli dei costi della politica e delle spese militari, il no ai condannati in parlamento, la partecipazione dal basso, la presenza sul territorio, siano tornati al centro del fare politica (persino Berlusconi ha cercato di allinearsi a queste tendenze) non può che essere salutato come un risultato positivo dell’elemento di novità che il M5S rappresenta.

Mentre scriviamo, un governo non è ancora stato formato, e non si può ancora prevedere se la legislatura potrà durare o sarà necessario andare a nuove elezioni. Di certo il momento attuale, in cui una profonda crisi sta minacciando la stabilità dell’intera Europa, non potrà che portare ad un profondo cambiamento. Se sarà un cambiamento in positivo o in negativo, sarà la storia a deciderlo.

 

This article was originally published in Slovenian translation in Razpotja magazine issue 11 (spring 2013).

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